Il petrolio scende dopo il ciclone Harvey

Riprende quota l’industria petrolifera americana, dopo aver fatto i conti con i drammatici effetti del passaggio del ciclone Harvey. Come ampiamente atteso dagli esperti, l’uragano ha avuto un impatto devastante sul territorio nordamericano, provocando 50 vittime e danni economici per decine di miliardi di dollari nelle zone colpite. Fortunatamente, però, in maniera graduale porti, oleodotti e raffinerie hanno cominciato a rientrare in attività, andando a recuperare i ritmi perduti con una velocità che è stata superiore alle aspettative degli osservatori.

Quanto basta, per poter spegnere l’allarme sul mercato finanziario e riabbassare le quotazioni della benzina al Nymex, che hanno registrato ribassi superiori al 5 per cento nella seduta di ieri, riportandosi così sui livelli del 25 agosto, il giorno in cui Harvey si è abbattuto in Texas, ossia sotto 1,70 dollari al gallone. La settimana scorsa – quando mancava all’appello un quinto della capacità di raffinazione Usa – le quotazioni si erano invece prevedibilmente impennate di oltre il 20 per cento, andando a toccare quota 2,17 dollari al gallone, per un livello che è stato il record degli ultimi due anni.

Ad ogni modo, guai a pensare che non vi saranno effetti. Per gli esperti, infatti, il completo recupero dovrebbe richiedere tempo, anche se diversi impianti stanno riavviando la produzione, compresa la seconda raffineria più importante del Paese, quella di ExxonMobil situata a Baytown, da 560.500 barili al giorno. Riprende le attività (anche se non in maniera completa) anche la Colonial Pipeline, con una capacità di trasporto di più di 3 milioni di barili al giorno di carburanti verso la East Coast.

In maniera concomitante, hanno ripreso anche le estrazioni di greggio nel Golfo del Messico, anche se in maniera ancora ridotta.

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