Scoperto un pesce che droga i suoi predatori

Anche se in apparenza sembra un comune pesciolino, il Meiacanthus grammistes è recentemente salito alla ribalta delle cronache scientifiche per una sua particolare caratteristica che, come nota, ve lo restituirà un po’ meno indifeso dell’apparenza: il pesciolino in questione ha infatti due grandi canini, connessi a ghiandole velenifere, che spuntano fuori dalla mandibola, e che utilizza per poter sfuggire ai predatori.

Tuttavia, la “vera” notizia è un’altra. Il veleno di questo pesciolino ha infatti sulle sue vittime un effetto che i ricercatori sostengono essere piuttosto simile all’eroina o alla morfina e che, continuano ancora gli studiosi, può essere ben sfruttato anche per poter lavorare allo sviluppo di nuovi antidolorifici. Il pesce in questione si può trovare soprattutto nelle acque dell’Oceano pacifico, e appartiene alla più nota famiglia Blenniidae, di cui fanno parte anche alcuni pesci più noti nei nostri mari, come le “bavose”.

Il merito di questa interessante scoperta è di un team di studiosi che hanno formulato l’utile resoconto sull’ultimo numero della rivista Current Biology, dove si fa il punto sul particolare modo con cui agiscono i sistemi di difesa dei pesci del genere Meiacanthus: sistemi che nel corso delle epoche si sono ben evoluti per poter consentire a questi esemplari di tutelarsi dai predatori. E sistemi che, a ben vedere, sono propri di una vera e propria macchina da guerra: i pesciolini in questione dispongono infatti di una corazza protettiva che comprende denti, meccanismi di mimetizzazione e, appunto, il veleno.

Ad ogni modo, studiarlo non è affatto semplice: il pesce morde chi li attacca rilasciando solamente una piccola dose di veleno, e rendendo così piuttosto difficile collezionarne una quantità sufficiente per l’analisi proteomica, ovvero per poter identificare in laboratorio lo spettro di proteine espresse in condizioni fisiologiche. Questo, però, non sembra abbia affatto scoraggiato gli studiosi…

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